Il Palazzo Marchesale e i suoi Affreschi

Il Palazzo Marchesale e i suoi Affreschi

Scheda di dettaglio

IL PALAZZO MARCHESALE (secoli XV - XVIII)

Il complesso del Palazzo Marchesale di Arnesano, interamente costruito in conci di tufo squadrati, occupa attualmente una superficie complessiva di 1.790 mq.

Le prime notizie attendibili sul suo nucleo originario risalgono al 1613 quando il Barone di Maglie, Paolo Geronimo Marescallo I, comprò "sub hasta" il feudo di Arnesano e l'antico castello, dimora del precedente signore Prospero Bozzi, consistente allora in quattro camere sotto e sopra a lamie, nelle carceri, in un magazzino per i vini e nel giardinetto incorporato in detto castello (ambienti da individuare nella zona compresa tra Porta Rande e quelli ambienti sottostanti la scalinata d'accesso al piano superiore).

Un'attenta analisi della struttura rivela, in corrispondenza di Porta Rande, l'esistenza di un apparato difensivo, aspetto che segna la differenza rispetto ai palazzi dei vicini Comuni di Monteroni, Lequile, San Cesario, aventi una più evidente connotazione di dimora signorile.

Al di sopra della Porta Rande, che costituiva il limite sud dell'abitato fortificato già a partire dal 1400, esisteva una torre o comunque una struttura di controllo, mentre gli ambienti attigui dovevano ospitare tanto l'abitazione del barone quanto il presidio militare.

Nel corso del XVII secolo la famiglia Marescallo apportò modifiche ed ampliamenti con la realizzazione della Piazza del Castello, della gradinata, del pozzo, dell'arco in pietra leccese e di altri spazi quali una cucina, una rimessa per la legna, un magazzino per l'olio ed una stalla per i cavalli. Trovarono, inoltre, una sistemazione definitiva, come spazio chiuso, la corte interna ed il dispositivo d'accesso.

Un'ulteriore opera, completata già nel 1691 e da attribuire sempre all'iniziativa dei Marescallo, che in tal modo provvedevano a dotarsi di una residenza degna del loro status, fu la realizzazione della cappella dedicata a Sant'Oronzo, costruita a volta nel piano superiore con vista sulla corte interna. Lo si apprende sfogliando gli atti della visita pastorale del vescovo Michele Pignatelli, riportanti la data del 1693.

Di fatto tutti gli interventi hanno sempre corrisposto all'esigenza di combinare la funzione di dimora signorile, con ambienti consoni al prestigio aristocratico delle famiglie succedutesi nel tempo (piano superiore) e quella di residenza feudale, con spazi aperti, destinati ad orto e giardino, e con altri chiusi (piano inferiore), alcuni adibiti a magazzini e locali di ricovero per gli animali, altri nei quali aveva luogo la trasformazione dei prodotti agricoli.

Quanto verificatosi nella storia del Palazzo Marchesale ha molto in comune con la sorte di tutti palazzi nobiliari della Provincia di Lecce e del Mezzogiorno in generale, per i quali ogni passaggio feudale comportò un mutamento nell'assetto strutturale.

Per Arnesano, i Marchesi Prato, subentrati già sul finire del 1693, furono i maggiori responsabili della trasformazione definitiva del Palazzo e dell'aspetto attuale di una grandiosa dimora signorile.

Come prospetto principale fu scelto quello di Piazza XXIV Maggio, ossia quello rivolto verso l'abitato; inoltre, venne realizzato il rifacimento del grandioso portale a bugne, estremamente raffinato, con un arco che reca in chiave l'ampio emblema araldico della famiglia Prato, dipinto peraltro anche sulla volta dell'androne che immette nel cortile. Si decise poi di completare la struttura preesistente con un disegno unitario mediante la costruzione di un grande magazzino a piano terra (il locale più ampio con copertura a botte), il retrostante giardino, lo scalone in pietra di Surbo e la successione delle sale fino al piano primo con copertura a padiglione, compresa la loggia sulla corte interna.

Il Marchese Francesco Prato volle conferire alla struttura un'imponenza che testimoniasse l'elevato grado sociale raggiunto dalla famiglia tra la nobiltà leccese del tempo.

Probabilmente sotto la direzione di Mauro Manieri, rinomato architetto salentino, verso il 1730 furono avviati i lavori per la creazione di una serie di ambienti con funzioni di rappresentanza, tra i quali tre connessi prospetticamente tra loro su un asse lungo circa 50 metri, terminanti nel salone principale alto circa 11 metri, la cosiddetta galleria.

Le ampie sale, i cui accessi sono decorati con elementi vegetali e con grandi conchiglie in stucco poste sulle architravi delle porte, sono valorizzate dalle diverse aperture verso l'esterno, mediante le quali è assicurata un'ottima illuminazione ed aerazione diurna.

Nel 1747, poco dopo il completamento dei lavori, a causa di una scossa tellurica, si verificò un crollo in quelle stanze che formano la gran loggia del largo del Palazzo (Piazza Paisiello), ossia la grande sala al termine dello scalone e quella prospiciente la piazza. Ricostruite in parte, crollarono nuovamente nel 1812.

Il cedimento fu causato, più che dai fenomeni sismici, che pur si susseguirono dopo il 1747, dalle precarie soluzioni adottate dalle maestranze locali e dal fatto che alle strutture interessate dai diversi dissesti non furono mai apportate le necessarie opere di consolidamento. Del resto, ancora oggi i recenti lavori di restauro hanno riguardato soltanto il grande ambiente d'ingresso al primo piano con la costruzione di un'ardita volta a stella in acciaio.

Alle opere murarie i marchesi Prato fecero seguire lo sfarzoso arredamento, nonché la famosa quadreria, molto apprezzata nel corso dell'Ottocento, ossia una pinacoteca tra le più ricche ed importanti della Provincia, che irresistibilmente attrasse lo studioso Cosimo De Giorgi tanto da descriverla poi nei suoi Bozzetti di viaggio (1882). Gran parte dei quadri che la componevano era concentrata nel salone maggiore (la galleria), del quale rivestiva quasi interamente le quattro pareti e ciò spiega il motivo per cui questo ambiente, il più prestigioso del Palazzo, non fu mai affrescato, se non al colmo della volta e nelle zoccolature.

A causa delle ripetute vibrazioni della struttura, causate in parte da fenomeni sismici, parte della quadreria, andò distrutta o dispersa, mentre alcune opere furono successivamente trasferite in altra sede, probabilmente Venezia.

Le tele superstiti, anch'esse andate col tempo in maggior parte disperse tra Roma e Napoli presso le dimore signorili del Marchese Nicolò Prato, furono numerate ed elencate da Michele Bernardini per il giudice De Simone: 15 tele di Oronzo Tiso, 17 tele di Serafino Elmo, 16 tele del concittadino Emanuele Passaby, 40 tele di pittori vari. Di questa vasta collezione rimangono ad Arnesano soltanto le quattro grandi tele di soggetto biblico custodite nella chiesetta della Fondazione Bernardini.

Nella prima metà del Novecento la famiglia Bernardini, succeduta nel possesso ai Marchesi Prato, divise il Palazzo in più parti allo scopo di ricavarne due abitazioni al primo piano. Furono costruiti, inoltre, vari blocchi di servizi e negli ambienti al piano terra fu allocata una manifattura tabacchi. Risale a questo periodo, purtroppo, il grave deterioramento di alcuni affreschi e di tutti gli apparati decorativi presenti nel piano nobile, causato dall'incauto utilizzo di intonaci e tinteggiature per la pulizia delle pareti, nonché dagli effetti dannosi derivanti dalla lavorazione del tabacco.

Complessi lavori, avviati nel 2006 grazie ad un finanziamento della Regione Puglia, hanno consentito il recupero della struttura, che giaceva oramai in uno stato di completo abbandono e in gravi condizioni dal punto di vista statico .

In particolare si è proceduto al consolidamento delle fondazioni, delle murature in elevato e delle volte. Gli interventi hanno comportato la demolizione delle strutture superfetative (ex mercato coperto ed ufficio dei Vigili Urbani su via Garibaldi, sala proiezioni dell'ex cinema Don Orione), la ristrutturazione dei perimetri murari, le diverse operazioni di pulitura e di descialbatura, la rimozione di tubazioni, il ripristino di svuotamenti e tagli praticati nell'edificio, il restauro degli elementi decorativi, delle pavimentazioni del piano superiore con l'utilizzo del cocciopesto, così come era in origine, il restauro delle balaustre, la realizzazione di una nuova copertura degli ambienti crollati.

Il Palazzo è stato inaugurato e riaperto ufficialmente al pubblico il 20 dicembre 2009.

AFFRESCHI

Nel 2007, nel corso degli interventi di recupero e consolidamento del Palazzo Marchesale, al piano nobile sono state rinvenute numerose decorazioni pittoriche, giudicate dal prof. Ruggiero Martines, Direttore Regionale ai Beni Culturali, "estremamente preziose e di fattura particolarmente elegante" e dal Soprintendente Arch. Augusto Ressa "di straordinario interesse e quasi sicuramente risalenti all'epoca barocca".

Dai saggi eseguiti sui ritrovamenti pittorici sono emerse decorazioni a tempera, realizzate, intorno al 1750-1760, su intonaco asciutto, probabilmente eseguito qualche decennio prima quando probabilmente i Prato non avevano nessuna intenzione di affrescare le sale del loro Palazzo.

L'esecuzione delle opere può essere attribuita proprio a quel Serafino Elmo che per i Prato aveva già eseguito molte opere e che doveva conoscere bene il paese di Arnesano, avendo in loco qualche proprietà immobiliare. D'altra parte la tecnica della tempera non é molto diversa da quella della pittura ad olio di cui Serafino Elmo era maestro. Si ritiene, invece, che gli affreschi rinvenuti sulle pareti degli ambienti attigui alle sale di rappresentanza ed affacciati sul cortile interno, siano di altra mano e di altra epoca, ma tutti, comunque, settecenteschi.

Negli affreschi del Palazzo Marchesale di Arnesano, diversamente da quanto si può notare in quelli che adornano altri palazzi aristocratici del Salento (Botrugno, Sternatia, ecc.), non ci sono ardite vedute prospettiche; d'altra parte occorre sottolineare che proprio gli affreschi delle volte, dove in genere si concentravano questi soggetti, sono andati perduti quasi integralmente.

Sui muri, in guisa di quadri di forma ovale e quadrata, sono presenti varie raffigurazioni: paesaggi lagunari, scene arcadiche, vedute di marine, decorazioni e medaglioni di colore ocra con motivi floreali e geometrici.

Tra i paesaggi spicca, nella prima sala, una veduta della città di Lecce, riconoscibilissima dall'altissimo campanile della cattedrale e dalla cerchia di mura che la racchiudeva.

La veduta è presa proprio da Arnesano; vi si scorgono, infatti, i casini sparsi della valle della Cupa con il lussureggiare della vegetazione. Fronteggia questa scena un altro affresco nel quale presumibilmente si può riconoscere una veduta di Arnesano, così come il paese appariva a chi giungeva da Lecce, con le individuabili forme del campanile della Chiesa Madre.

Di grande interesse, nella sala dei quadri di forma ovale , è una veduta prospettica, conclusa da un'elaborata struttura architettonica, mentre in primo piano è ritratta una figura giovanile, con in mano uno strumento musicale somigliante alla caccavella napoletana e con in testa una sorta di turbante, che, quasi meravigliata, guarda l'ospite.

Molto importante è, infine, l'affresco a soffitto presente nella volta della galleria, ossia del vano più imponente, nel quale spicca una figura allegorica (forse la Fama o la Gloria) nell'atto di disseminare i propri doni, soggetto rappresentato in altri palazzi nobiliari affrescati allo stesso modo.

L'intervento di restauro conservativo ed estetico delle opere descritte è stato realizzato grazie ad un finanziamento di circa 400.000 euro, erogato, su richiesta dell'Amministrazione Comunale, nell'ambito dell'Accordo di Programma Quadro "Beni ed attività culturali", stipulato tra Regione Puglia, Ministero dell'Economia e Ministero per i Beni e le attività culturali.

Il cantiere è stato aperto nell'aprile del 2010, per conto della Soprintendenza Regionale della Puglia, sotto la direzione dott.ssa Antonella di Marzo (Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici). La dott.ssa Paola Coghi, responsabile dell'impresa di restauro Nuova Conservazione Consorzio di Roma, affidataria dei lavori, ha eseguito gli interventi nei vani principali del Palazzo (Sala con i dipinti murali con figure a tutta altezza, Sala con i riquadri con paesaggi, Salone principale, Cappella, vano bagni), avvalendosi di una squadra di 12 restauratori specializzati.

Nel dettaglio i lavori sono consistiti in operazioni di rifinitura della fase di ritocco pittorico delle superfici precedentemente descialbate e pulite a bisturi, pulitura delle pareti del vano Cappella precedentemente descialbate, pulitura e ritocco pittorico delle superfici dipinte del salone principale (zoccolatura e restauro completo dell'affresco a soffitto nel salone principale).

Sono state, inoltre, ricollocate in sede le imponenti 7 porte in legno policromo, trasferite temporaneamente in Basilicata per l'intervento di restauro in un laboratorio specializzato. Esse hanno visto ripristinata la loro originale cromia con un'operazione di asportazione dei numerosi strati di intonaco di differente natura e cromia, applicati nel corso dei secoli durante le diverse fasi di uso e riuso del palazzo.

Occorre precisare che già nel novembre 2010 si è verificata una non preventivata sospensione delle attività, poiché poco dopo l'inizio dei lavori di restauro e di descialbo degli affreschi, sono emerse problematiche e complessità impreviste, non individuabili con la sola analisi visiva ravvicinata, riferite alle operazioni di pulitura e rimozione degli spessi strati concrezionali di natura carbonatica, uniformemente coprenti e formatisi a diretto contatto con la pellicola pittorica.

Inoltre, durante le operazioni di descialbo e pulitura delle volte, al di sotto dei sottili strati di pittura recente, erano state riscontrate lesioni nella muratura e diverse macchie di umidità attiva.

Il programma iniziale dei lavori, pertanto, è stato ridefinito mediante la redazione di una perizia di variante, approvata dalla Direzione Regionale per i Beni Ambientali e Paesaggistici della Puglia, che ha tenuto conto del maggiore impegno lavorativo e dell'uso di tecniche più articolate e complesse di quanto precedentemente previsto e, di conseguenza, di tempi di lavorazione più lunghi.

Per calibrare le operazioni di rimozione degli spessi strati da asportare sono state eseguite analisi chimiche e numerosissimi saggi al fine di testare le metodologie più efficaci e meno pericolose per l'incolumità e la conservazione delle superfici dipinte. La maggiore efficacia si è riscontrata nel sistema che ha previsto un gel di soluzioni acquose di solventi organici a ph neutro con tempi di posa di 48/72 ore e successiva rimozione meccanica a bisturi. Tale operazione, chimica e meccanica, è stata ripetuta più volte sulla medesima area di posa (cm10x10) per consentire l'assottigliamento degli spessori, fino alla totale rimozione.

Il prolungamento dei tempi di esecuzione è da imputare, pertanto, alla complessità delle procedure d'intervento attuate.

I lavori, ripresi nel febbraio del 2014, sono stati portati a termine nel corso dello stesso anno.

L'inaugurazione del ciclo di affreschi murali é avvenuta il 26 dicembre 2014, alla presenza del concittadino e noto studioso arch. Mario Cazzato, al quale spetta un doveroso ringraziamento per la preziosa collaborazione offerta ai fini del reperimento delle informazioni e notizie storiche necessarie alla stesura di questo testo.


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